Nel caso di specie, l’investitore lamentava la violazione della normativa dettata dal Regolamento Consob in tema di conflitto di interessi e obblighi informativi chiedendo un risarcimento del danno conseguente ad operazioni di investimento in titoli azionari e obbligazionari, ottenendo il rigetto della domanda in primo e in secondo grado.

In particolare, successivamente all’acquisto dei prodotti finanziari, il riportato peggioramento del rating attribuito alle obbligazioni non poteva essere imputato all’omessa informativa dell’intermediario, considerato che non vi era il regime di un contratto di gestione di portafogli di investimento e, inoltre, era stato dimostrato che la Banca intermediaria avesse consigliato il disinvestimento, nel marzo 2001 (e nel caso in cui fosse intervenuto il disinvestimento, la perdita di valore dei titoli acquistati sarebbe stata compensata dalle cedole già riscosse).

In tema di risarcimento del danno, il Collegio del Palazzo di Via Cavour afferma che parte ricorrente “non risulta avere formulato, nel primo grado, domanda di risoluzione delle operazioni di investimento, per grave inadempimento della Banca agli obblighi informativi. La sentenza della Corte d’appello dà atto della proposizione da parte dell’attore esclusivamente di una domanda di risarcimento del danno ed il ricorrente, in questa sede, neppure indica quando e come la domanda di risoluzione sarebbe stata proposta in primo grado”.

A tal proposito, è stata disattesa l’affermazione di parte ricorrente secondo cui la domanda, volta ad ottenere la dichiarazione di inadempimento della Banca, con successiva condanna al risarcimento del danno, sottintenderebbe quella di risoluzione del contratto.

Come ricorda correttamente la Corte, “l’art. 1453, co. 1, c.c. dispone che quando uno dei contraenti non adempie le proprie obbligazioni, l’altro può chiedere, in via alternativa, l’adempimento ovvero la risoluzione, per grave inadempimento del contratto, indipendentemente dal diritto al risarcimento del danno eventualmente subito. Con la domanda di risoluzione, la parte dimostra di non avere più interesse a ricevere la prestazione ed il giudice, qualora ne ricorrano i presupposti, dichiara risolto il contratto con sentenza costitutiva. Né la volontà di chiedere la risoluzione delle operazioni di investimento poteva ritenersi implicita, in quanto contenuta in un’altra domanda, eccezione o richiesta, sia pure di diverso contenuto, che presupponga una domanda di risoluzione (Cass. 24947/2017; Cass. 21113/2013; Cass. 21230/2009, in termini, in quanto relativa a fattispecie in cui la domanda di risoluzione è stata giudicata implicita in quella di restituzione della somma corrisposta per una prestazione inadempiuta; Cass. 7518/1992)”.

Per di più, la Banca convenuta ha sollevato tempestivamente l’eccezione inerente al comportamento colposo del danneggiato, idoneo ad interrompere il nesso eziologico, ai sensi del secondo comma dell’art. 1227 c. c., rientrante nel novero delle eccezioni in senso stretto che non esigono di formule sacramentali e che risultava precisamente individuata nella comparsa di costituzione e risposta, la volontà della convenuta di contrastare la pretesa risarcitoria dell’attore con la specifica deduzione del comportamento tenuto dall’investitore, idoneo ad escludere il risarcimento del danno.

In conclusione, anche la censura in merito alla testimonianza viene respinta perché “come più volte chiarito, sull’eccezione di nullità della prova testimoniale (nella specie, per incapacità ex art. 246 c.p.c.), il ricorrente per cassazione ha l’onere, anche in virtù dell’art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c., di indicare che detta eccezione è stata sollevata tempestivamente ai sensi dell’art. 157, comma 2, c.p.c. subito dopo l’assunzione della prova e, se disattesa, è stata riproposta in sede di precisazione delle conclusioni ed in appello, ex art. 346 c.p.c. dovendo, in mancanza, ritenersi irrituale la relativa eccezione e pertanto sanata la nullità, avendo la stessa carattere relativo (Cass.23896/2016; Cass.S.U. 21670/2013)”.

Cass., Sez. I Civ., 25 settembre 2018, n. 22781

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 10 ottobre 2018

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