L’attuale disciplina italiana sui servizi di investimento è il risultato di un’evoluzione normativa che si è susseguita nel corso degli anni per la regolamentazione delle prestazioni richieste agli intermediari finanziari.

Gli interventi legislativi che si sono susseguiti hanno portato gli intermediari finanziari ad un continuo aggiornamento delle norme contrattuali, affiancandosi, di fatto, all’evoluzione normativa e tecnologica scandita dalle riforme intervenute, tra cui le più significative quelle attuate per mezzo della Legge 2 gennaio 1991 n. 1, del D.lgs. 23 luglio 1996, n. 415 (c.d. decreto Eurosim), il D.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziarie, TUF) e i vari aggiornamenti della “Markets in Financial Instruments Directive” (MiFID).

Alla luce dei mutamenti legislativi, è possibile affermare che il caso in commento affonda le proprie radici a ridosso dell’intervento legislativo del 1991 arrivando fino ai giorni nostri passando anche per l’evoluzione giurisprudenziale che ha visto le Sezioni Unite pronunciarsi a favore della validità del c.d. “contratto monofirma”.

Infatti, attraversando tutti i gradi di giudizio, il ricorrente giunge fino in Cassazione lamentando la nullità delle operazioni di investimento in obbligazioni argentine concluse con l’intermediario finanziario “nonostante la mancanza di un valido ed efficace contratto-quadro di negoziazione, oltre che a fronte della asserita omissione, da parte della banca, degli obblighi informativi; l’attore eccepiva altresì l’annullabilità delle singole operazioni per dolo e/o errore essenziale sulla loro natura e/od oggetto e formulava le conseguenti domande restitutorie e/o risarcitorie”.

Il contratto di intermediazione mobiliare che era stato stipulato in data 14.2.1992 possedeva i contenuti e la forma del contratto di negoziazione ed era stato redatto in forma scritta, consegnato al cliente e, tutti i servizi resi dall’intermediario, sia prima che dopo il 1998 (anno di intervento del TUF) erano stati forniti sulla base del contratto del 1992 che non necessitava di alcun adeguamento nel 1998.

Sostenendo che gli investimenti posti in essere dovessero riferirsi ad un presunto contratto del 1998 (assente tra le parti) e non a quello del 1992, veniva chiesta la nullità delle operazioni di investimento.

Sulla scorta dei precedenti gradi di giudizio, la Suprema Corte afferma che “La corte di appello ha individuato nel contratto del 14/02/1992 il valido contratto di negoziazione rispondente, sia sotto il profilo della forma, sia sotto quello dei contenuti, alla normativa di settore allora vigente, e ne ha ravvisato altresì la conformità anche alla normativa sopravvenuta nel 1998; ha ritenuto gli ordini, sia anteriori che successivi al 1998, legittimamente impartiti sulla base di quel contratto, che non necessitava di alcun adeguamento nel 1998, risultando in linea con le disposizioni del TUF e del Regolamento Consob. Le contestazioni aventi ad oggetto l’esistenza/o validità di un ipotetico contratto successivo, concluso nel 1998, sono pertanto prive di decisività”.

Vista la natura della contestazione in merito all’annullamento dei singoli ordini di investimento per errore e dolo, formulate sul presupposto della mancanza di informazioni circa i titoli oggetto dell’investimento, la Corte dichiara che “prima ancora che infondata ( perché il dolo non può consistere nel mero inadempimento agli obblighi informativi e l’errore, come correttamente ricordato dal giudice d’appello, deve riguardare dati di fatto oggettivi ed essenziali e non prognosi sui successivi sviluppi del mercato), è inammissibile, non risultando specificamente censurata l’affermazione della corte del merito circa l’inammissibilità della domanda di annullamento dei singoli ordini in quanto privi di autonoma valenza contrattuale”.

In conclusione, la durata e la validità pluriennale del contratto, considerando che lo stesso non si era esaurito nell’esecuzione degli ordini contestati in giudizio, ha escluso l’inadempimento dell’intermediario finanziario inerente agli obblighi informativi relativi agli ordini di investimento.

Cass. Civ. Ord. Sez. I, 7 settembre 2018, n. 21916 (leggi la sentenza)

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

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