L’alterità di funzione sottesa tra le due diverse tipologie di interessi – quelli corrispettivi da una parte e i moratori dall’altra – si rivela sempre più radicata nell’ambito dell’orientamento giurisprudenziale.

Lapalissiana, in tal senso, è la recente pronuncia emessa dal Tribunale di Torino che, in persona della Dott.ssa Manuela Massino, nel rigettare la domanda di nullità della clausola di determinazione degli interessi – formulata nei confronti di un Istituto di Credito, cliente dello Studio -, rileva ancora una volta come la diversa funzione connaturata agli interessi in discorso escluda qualsiasi ipotesi di cumulo, in quanto attinenti due distinti momenti di cui al regolamento negoziale posto in essere tra le parti.

Nella disamina del caso concreto, il Magistrato osserva come controparte, nel prospettare il superamento del tasso soglia, tanto in caso di risoluzione anticipata quanto in caso di inadempimento contrattuale, confonda erroneamente voci eterogenee per natura e funzione, sostenendo un’ipotesi di sommatoria affatto ammissibile.

In ispecie, il Giudicante designato ha precisato che: “l’interesse corrispettivo rappresenta il corrispettivo che la Banca riceve per la messa a disposizione della somma, mentre l’interesse moratorio disciplina contrattualmente il caso di (eventuale) inadempimento del mutuatario, la fase dunque patologica del contratto, stabilendo in misura predeterminata il quantum del risarcimento dovuto alla Banca la penale per estinzione anticipata del mutuo costituisce invece un elemento accidentale del negozio, avente natura eventuale ed essendo funzionale ad indennizzare il mutuante dei costi collegati al rimborso anticipato del credito (ovvero del mancato guadagno).Propria la diversa natura e funzione degli interessi corrispettivi, di quelli moratori e della penale per l’anticipata estinzione, non consentono la loro sommatoria ai fini del confronto con il tasso soglia del periodo”.

Pertanto, deve ritenersi insuscettibile di accoglimento la censura avversaria in punto di sommatoria, nonché il susseguente raffronto del parametro così raggiunto con la soglia di periodo, fissata ex lege. Il che è avvalorata peraltro dall’intervenuta estinzione del contratto di finanziamento oggetto del giudizio, circostanza idonea – ad opinare dell’adito Giudicante – a radicare l’infondatezza di quanto lamentato da parte attrice.

Nella medesima pronuncia il Tribunale di Torino, conformandosi a diverse decisioni intervenute sul punto, rileva altresì l’infondatezza dell’asserita illegittimità del piano di ammortamento alla francese, il cui meccanismo di calcolo non comporta ex se alcun effetto anatocistico, contribuendo a consolidare l’esistente indirizzo giurisprudenziale dallo stesso richiamato.

Né valevole di accoglimento può ritenersi la dedotta nullità della clausola di determinazione del tasso di interesse in ragione del solo parametro Euribor, essendo la variabilità del tasso connaturata alla specifica categoria contrattuale ancorché incapace di incidere sfavorevolmente sul cliente, essendo stato peraltro edotto sulle possibili fluttuazioni cui il tasso contrattuale era esposto.

Alla luce delle suesposte considerazioni, il Tribunale ha deciso per l’integrale rigetto delle avverse contestazioni e,contestuale condanna di parte attrice alla refusione delle spese di lite.

Tribunale di Torino, 21 settembre 2018, n. 4341

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 25 settembre 2018

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