Se si pensa che il titolo dell’articolo possa sembrare una provocazione, sarà sufficiente proseguire con la lettura per comprendere come neppure il decesso possa chiudere vicende che un buon mandato abbia facoltà di tenere in vita.

La questione trae il proprio fondamento da una consolidata esperienza giurisprudenziale, cristallizzata dalle Sezioni Unite e sposata dalla recentissima sentenza della seconda sezione civile della Corte di Cassazione del 2.10.2017.

Analizzando le ragioni esposte nel testo della sentenza, infatti, la parte soccombente in primo grado notificava l’impugnazione della sentenza del giudice di prime cure al legale della controparte, scomparsa nel corso dei termini per la proposizione dell’appello, senza notificare la stessa sentenza anche agli eredi. Questi ultimi, nonostante decidessero di comparire entro il termine  concesso, chiedevano di dichiararsi la nullità dell’impugnazione poiché, a loro dire, benché la morte non fosse stata dichiarata in giudizio, sarebbe stato onere del notificante accertarsi dell’esistenza in vita delle parti a cui notificare l’impugnazione.

La Corte di Cassazione, come detto, non ha accolto siffatta doglianza, uniformandosi ai propri precedenti, rilevando che la morte della parte costituita a mezzo del procuratore, da quest’ultimo non dichiarata in udienza o notificata alle altre parti, comporta, giusta la regola dell’ultrattività della lite, che:

  • “la notificazione della sentenza fatta a detto procuratore, ex art. 285 c.p.c., è idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione nei confronti della parte deceduta;
  • il medesimo procuratore, qualora originariamente munito di procura alla lite valida per gli ulteriori gradi del processo, è legittimato a proporre impugnazione – ad eccezione del ricorso per Cassazione, per cui è richiesta la procura speciale – in rappresentanza della parte che, deceduta o divenuta incapace, va considerata nell’ambito del processo tuttora in vita e capace;
  • è ammissibile la notificazione dell’impugnazione presso di lui, ai sensi dell’art. 330 c.p.c., comma 1, senza che rilevi la conoscenza “aliunde” di uno degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c. da parte del notificante”.

Come a dire, se volete lasciare un segno tangibile su questa terra, firmate una buona procura.

Cass., Sez. II Civ., 02 ottobre 2017, n. 22981

Mattia Cantarelli – m.cantarelli@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 24 novembre 2017

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