In merito alla obbligatorietà di attivazione della procedura della mediazione, merita evidenziare l’ordinanza del 20 dicembre 2017 del Tribunale di Firenze con cui, in un’opposizione ad un decreto ingiuntivo, per il rilascio di documentazione, il Giudice ha sospeso la provvisoria esecutorietà del decreto e ha onerato la convenuta opposta all’esperimento del tentativo di mediazione, discostandosi così dalla Cassazione n. 24629/2015.

In particolare, il Giudice, ha ritenuto non condivisibile l’orientamento espresso dalla Cassazione, in quanto “la logica di efficienza non ravvisata dalla S.C. poggia sul falso presupposto che il creditore del decreto ingiuntivo non possa essere tenuto ad attivare il procedimento di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo e che invece, sia solo “l’opponente ad avere interesse a promuovere il procedimento di mediazione, pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c. collocandosi in tal modo l’intento deflattivo della normativa sulla mediazione, al momento della proposizione della opposizione a decreto ingiuntivo, mentre, invece, ai sensi dell’art. 5 co. 4 lett. a) D.l.vo n. 28/2010, i commi 1-bis e 2 non si applicano nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione ed ai sensi dell’art. 641 co. 1 c.p.c. solo in mancanza di opposizione, si potrà procedere ad esecuzione forzata”.

A parer del Giudice, dunque, l’intento del legislatore è quello di assicurare al creditore il recupero del proprio credito con un procedimento sommario, qual è quello monitorio e, nel caso venga proposta opposizione, poter ottenere all’udienza di comparizione delle parti, ex art. 183 c.p.c., la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto ex art. 648 c.p.c., ovvero la reiezione della istanza di sospensione della provvisoria esecutorietà, salvo poi onerarlo di attivare – quale convenuto in senso sostanziale – la procedura di mediazione, questa volta sì a scopo deflattivo.

In tal senso, il Giudice, richiama l’art. 5 comma 1° bis D.Lgs. n. 28/2010 il quale, successivamente all’emissione dei provvedimenti ex artt. 648 o 649 c.p.c., onera proprio chi intenda esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia nelle materie citate dallo stesso comma[1] – ovvero, per quel che qui rileva, in materia di contratti assicurativi, bancari e finanziari – di promuovere il procedimento obbligatorio di mediazione; e tale è proprio l’attore sostanziale ovvero nel caso di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il convenuto opposto.

[1] Art. 5 comma 1° bis D.Lgs. n. 28/2010: “Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero i procedimenti previsti dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, e dai rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 , e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. […]”.

Tribunale di Firenze, 20 dicembre 2017 

Giulia Martucci – g.martucci@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 10 gennaio 2018

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