Il Tribunale di Patti si è pronunciato in merito alla dibattuta questione di procedibilità della domanda attorea, qualora nessuna delle parti del giudizio abbia provveduto ad attivare, nei casi previsti dall’art. 5, comma 1 bis, della L. 28/10 e successive modifiche, la procedura di mediazione nei termini concessi.

Orbene, il giudice di merito, considerata la natura della controversia avente ad oggetto un contratto di finanziamento e ritenendo che il termine assegnato per l’instaurazione della procedura obbligatoria di mediazione sia improrogabile, dopo aver constatato la mancata ottemperanza delle parti al proprio invito, ha dichiarato improcedibile la domanda di parte attrice.

Il Tribunale di Patti, in particolare, ha chiarito che, pur ammettendo una natura meramente ordinatoria del termine di quindici giorni per l’instaurazione del procedimento di mediazione, e dunque superando il carattere implicitamente perentorio riconosciuto da una parte della giurisprudenza di merito, occorre prendere atto di quell’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui “i termini ordinatori possono essere prorogati ai sensi dell’art. 154 cod. proc. civ. dal giudice solo a condizione che essi non siano ancora scaduti e che la proroga non superi la durata del termine originario, potendosi ammettere una eventuale proroga- sia per l’effetto preclusivo determinato dallo spirare del termine, sia per il contemporaneo verificarsi della decadenza dal diritto di compiere l’attività che ne consegue – subordinatamente alla ricorrenza di motivi particolarmente gravi, atteso che tale soluzione, da un lato, è aderente al dato normativo che consente al giudice la proroga anche d’ufficio del termine non stabilito a pena di decadenza e, dall’altro, è rispettosa delle esigenze di difesa in quanto rimette alla presenza di gravi ragioni, riconosciute con prudente apprezzamento del giudice, in linea con la disciplina della remissione in termini di cui all’art. 184 bis cod. proc. civ. “(Cass. Civ., sent. n. 23227 del 17/11/2010).

Pertanto, sulla scorta di tale filone giurisprudenziale, che subordina l’eventuale proroga dei termini ordinatori alla condizione che non siano ancora spirati ovvero all’esistenza di gravi motivi, il giudice di Patti – non ritenendo sussistenti tali presupposti nel caso in esame – ha dichiarato improcedibile la domanda dell’attrice, condannando la stessa alle spese processuali in favore della parte convenuta.

Tribunale di Patti, 26 settembre 2018, n.360

Noemi Pavone – n.pavone@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 24 ottobre 2018

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