Il Tribunale di Padova si è pronunciato ancora una volta, con la sentenza in commento pubblicata in data 07 agosto u.s., sulle contestazioni in tema di usura e anatocismo – relative ad un contratto di mutuo sottoscritto nel 2002 – e ha ribadito l’errata interpretazione che spesso molti mutuatari danno della sentenza della Cassazione n. 350/2013, sostenendo che  legittimerebbe la “sommatoria” tra interessi corrispettivi e moratori.

Dapprima, il Giudice dott.ssa Rigon ricorda che si tratta di due categorie di interessi ontologicamente diverse perché aventi funzione differente: gli interessi moratori hanno, infatti, finalità risarcitoria in caso di ritardo nel pagamento della rata del mutuo; quelli corrispettivi hanno, invece, finalità remunerativa, essendo il compenso periodico che la Banca ottiene in cambio della concessione della somma di denaro al mutuatario.

Proprio per questa ragione la sommatoria tra i due tassi non è in alcun modo ammessa: “la sentenza n. 350/2013 della Cassazione non ha affermato che interessi corrispettivi e interessi di mora debbano sommarsi”.

E ancora: “La verifica del superamento del tasso soglia deve essere perciò essere eseguita autonomamente con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, con conseguente irrilevanza, ai fini dello scrutinio sull’usura, della teorica sommatoria numerica del tasso corrispettivo e del tasso moratorio”.

Per completezza, il Tribunale ricorda che, con riferimento agli interessi moratori, la soglia è composta del TSU (tasso soglia usura) individuato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali; inoltre, l’eventuale superamento del TSU ad opera degli interessi di mora non travolge anche gli interessi corrispettivi che siano rispettosi della normativa.

La dott.ssa Rigon, infine, fa luce anche su una questione che crea spesso dibattito e produce decisioni contrastanti: ai fini della verifica sull’eventuale superamento del tasso soglia usura vanno considerati anche le polizze assicurative, le commissione di estinzione anticipata o altre spese?

Ebbene, la sentenza, sul punto, è ineccepibile e  cristallina. Si tratta di oneri potenziali, subordinati ad eventi futuri e non verificati nel caso concreto, pertanto irrilevanti.

Questa le parole del Giudice: “Né, ai fini di detta verifica di usurarietà, vanno prese in considerazione remunerazioni, commissioni e spese del tutto ipotetiche, perché non dovute per effetto della mera conclusione del contratto e subordinate al verificarsi di eventi che non si sono verificati, né potranno in seguito verificarsi. Ciò si verifica, ad esempio, nel caso in cui il contratto preveda una penale di estinzione anticipata che potrebbe risultare usuraria se applicata a breve distanza dalla concessione del credito, ma il cliente non sia receduto”.

Il Giudice, dopo aver rigettato anche le contestazioni di controparte circa l’anatocismo insito nel piano di ammortamento alla francese, ha respinto le domande dell’attore e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Padova, 07 agosto 2018, n. 1650

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 14 settembre 2018

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