Il Collegio infatti ritiene, conformandosi al consolidato orientamento giurisprudenziale da ultimo autorevolmente ribadito dalla recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 1931 del 2017, che non possa essere posto alla base delle richieste di cancellazione di nominativi a sofferenze azionate in sede cautelare ex art. 700 c.p.c. il danno in re ipsa, dovendo piuttosto chi agisce a tal  uopo allegare e dimostrare concreti elementi fattuali a fondamento della effettiva ed attuale sussistenza di danni irreparabili – di ordine patrimoniale e non – alla propria sfera giuridica soggettiva sostanziale“.

Questo è quanto deciso venerdì scorso dal Tribunale di Milano, il quale, con ordinanza collegiale intervenuta a definizione di un giudizio volto ad ottenere la riforma del provvedimento di rigetto del ricorso ex art. 700 c.p.c, con conseguente cancellazione della segnalazione a sofferenza, ha ribadito la necessità di provare il danno in tutte le sue componenti.

Più particolare, ha precisato il Giudice ambrosiano, “Nel caso al vaglio del presente giudizio non sono stati allegati e/o provati infatti né alcuna ricezione di domande di concessione di finanziamenti a sé riferibili, né alcun provvedimento di revoca di affidamenti o finanziamenti già in essere con istituti di credito, né infine alcun pregiudizio concreto ed attuale di natura finanziaria alla propria persona od all’attività professionale o imprenditoriale in concreto espletata, dovendosi ritenere irrilevanti nella presente sede le sorti della società da[…] amministrate con riguardo a crisi di liquidità scaturenti dalla segnalazione a sofferenza dell’amministratore“.

Per tali ragioni, conclude il Tribunale di Milano, in caso di segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d’Italia, il danno non può essere considerato in re ipsa, ma deve essere sempre provato in ogni sua singola componente.

Trib. Milano, ordinanza Collegiale del 27 settembre 2017

Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 2 ottobre 2017

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn