Anche nel mondo Utilities, sempre maggior rilievo stanno assumendo gli strumenti di Alternative Dispute Resolution (A.D.R.): si tratta di una serie di tecniche e procedimenti (mediazione, negoziazione, arbitrato) di risoluzione di controversie legali, utilizzati quali validi strumenti alternativi rispetto al giudizio ordinario che, soprattutto negli ultimi decenni, sono stati incrementati per permettere una veloce ed efficace risoluzione dei conflitti insorti, con costi inferiori e maggior riservatezza.

Dopo qualche resistenza iniziale, infatti, anche le Società di Vendita dell’Energia hanno compreso l’enorme potenziale degli A.D.R. per la risoluzione dei contrasti con i clienti finali morosi, adattando in tal senso policy aziendali e procedure interne: a confermarlo sono stati illustri esponenti del settore che hanno partecipato – lo scorso giugno – all’evento “Fiera del Credito” tenutosi a Milano.

Questi strumenti, infatti, consentono la definizione bonaria di problematiche legate sia al pagamento del debito maturato sia alla prova dei consumi effettuati dagli utenti.

Quanto al primo aspetto si evidenza come gli A.D.R. consentano molto spesso alle società di Vendita una definizione stragiudiziale delle pendenze in tempi rapidi riuscendo ad agevolare l’uscita del Cliente Finale moroso dal c.d. “servizio di default” (regime di tutela che garantisce l’erogazione dell’energia al consumatore sino al passaggio con diverso e nuovo venditore nell’attesa della disalimentazione fisica del contatore) e, dunque, consentendo allo stesso il passaggio dell’utente a nuovo e diverso fornitore di Energia.

Per quanto concerne invece l’ulteriore questione legata alla prova del consumo effettivo (tematica che emerge, ad esempio, in situazioni di malfunzionamento o guasto dei contatori, ovvero in ogni ipotesi in cui non vi sia certezza granitica dei consumi fatturati), gli strumenti alternativi al giudizio consentono di evitare ad entrambe le parti di imbattersi in una causa che verosimilmente potrebbe protrarsi a lungo con il coinvolgimento, per altro, di periti nominati dal Tribunale (il tutto con aggravio di tempi e costi…).

In definitiva, la tendenza sarà sempre più quella di provare a risolvere le incongruenze mediante processi di dialogo tra Società di Vendita e Cliente – oramai prassi comune in settori quali il bancario e il finanziario –, ricostruire assieme i consumi effettivi, in funzione deflattiva del contenzioso e dei suoi tempi e costi eccessivi, senza tuttavia ridurre il confronto ad una mera discussione in cui ciascuna delle parti tenta di ottenere quanto a lei più vantaggioso.

Silvia Sartori – s.sartori@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 2 novembre 2018

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