“L’astratta previsione di un tasso di mora, ove non applicato in concreto in quella data misura, non può comportare alcuna conseguenza giuridica.”

Questo è uno dei principi espressi dal Tribunale di Torino, nella recentissima sentenza emessa all’esito di un giudizio, nel quale il nostro Studio ha assunto la difesa dell’Istituto di credito convenuto. La pronuncia appare particolarmente significativa sotto diversi profili, alcuni dei quali inerenti l’usurarietà del tasso di mora. Proprio su questo tema focalizzeremo, in particolare, la nostra attenzione.

Il merito della causa. Parte attrice cita in giudizio la banca assumendo che il contratto di mutuo ipotecario stipulato fra le parti contenga una pattuizione di tassi usurari in relazione al tasso di mora, con la conseguente applicazione, secondo la prospettazione della difesa attorea, dell’art. 1815 c.c.

La tesi del mutuatario – tuttavia – come puntualmente rilevato dal Tribunale, si fonda, in via preminente, sulla pattuizione in contratto di un tasso di mora – ritenuto usurario – a prescindere però dalla sua concreta applicazione.

Il magistrato, al riguardo, ha evidenziato che “al fine del calcolo dell’effettiva usurarietà di un tasso (a prescindere dalla sua qualificazione) è necessario che esso sia giuridicamente dovuto per essersi realizzate le condizioni contrattuali cui ne era subordinata l’applicabilità.”

L’interesse moratorio entra dunque nel calcolo del TEG solo se si sia verificato il ritardo nel pagamento della rata. Ne consegue, secondo il Giudice, l’irrilevanza di eventuali pattuizioni usurarie in relazione a tassi di mora previsti in contratto ma mai applicati in costanza di rapporto.

Ulteriore argomento sviluppato nella sentenza in commento, attiene “l’irrilevanza ed estraneità degli intressi di mora ai fini della verifica del superamento del tasso soglia”.

Sul punto, il Tribunale torinese – a chiare lettere  – afferma come gli interessi qualificabili come usurari “sono dunque solo gli interessi corrispettivi pattuiti nel contratto di mutuo (…) e non certo gli interessi moratori, che hanno invece la diversa funzione di stabilire una penale per la mancata restituzione del dovuto”.

Al riguardo il dr. Rende richiama anche l’art. 19, paragrafo secondo, della direttiva 2008/48/CE (relativa ai contratti di credito ai consumatori), la quale espressamente esclude dal calcolo del TAEG eventuali penali per inadempimento.

Con riguardo, poi, all’effettiva usurarietà degli interessi di mora, il Tribunale  evidenzia che “in concreto non sussiste per gli interessi di mora un tasso soglia individuato nei D.M. xx legge 108/1996.”

Il magistrato, pertanto, ritiene “convincente e condivisibile” (cit. test.) il criterio elaborato dalla Banca d’Italia (cfr nota 3.07.2013) secondo cui “in assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori, la Banca d’Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo.” Su tale presupposto il magistrato ha ritenuto del tutto erroneo l’assunto di parte attrice che ha comparato il tasso di mora con il tasso soglia relativo ai tassi corrispettivi.

In conclusione, dunque, le domande di parte attrice sono state integralmente rigettate, sul presupposto della deduzione dell’usurarietà del tasso di mora solo in via astratta e, in tutti i casi, stante gli errati (e/o non condivisibili) criteri per l’effettiva verifica della soglia per gli interessi di  mora.

Trib. Torino, 22 novembre 2017 n. 5713

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 1 dicembre 2017

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