L’ISC non costituisce un tasso di interesse o una specifica condizione economica da applicare al contratto di finanziamento, ma svolge unicamente una funzione informativa finalizzata a mettere il cliente nella situazione di conoscere il costo totale effettivo del finanziamento prima di accedervi”.

Il suesposto principio è stato sancito dal Tribunale di Roma, a seguito del ricorso presentato da un mutuatario, il quale lamentava l’indicazione nel contratto di mutuo di un ISC inferiore rispetto a quello effettivamente applicato e, per l’effetto, chiedeva la sostituzione dell’interesse corrispettivo contrattualizzato col tasso minimo BOT ex art. 117, comma VII, TUB.

La recente giurisprudenza di merito, conformemente alla statuizione del Tribunale di Roma, ha precisato che: “Si tratta quindi di un indice previsto solo dalla disciplina regolamentare e tecnica, ai fini di trasparenza (…)” (Tribunale di Milano, 28/07/2017 n. 8427).

Il riferimento all’ISC è una mera indicazione informativa che non incide, dunque, sulla determinazione del tasso stesso e la sua erronea indicazione non comporta, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento ma, al più, un’erronea rappresentazione del suo costo complessivo.

Premesso quanto sopra, il Tribunale ha dichiarato inconferente il parametro normativo invocato dal ricorrente a sostegno della sua tesi di nullità, quale conseguenza dell’errata indicazione dell’ISC.

La disposizione di legge invocata dal ricorrente nel ricorso (art. 117, VI co. TUB) non è applicabile alla fattispecie in esame, in quanto l’ISC, come sopra precisato, “non determina alcuna condizione economica direttamente applicabile al contratto, ma esprime in termini percentuali il costo complessivo del finanziamento e svolge una funzione informativa”.

Non può ritersi applicabile neanche il VII co. dell’art. 117 TUB che individua un tasso sostitutivo per l’ipotesi, non rientrante nel caso in esame, in cui difetti o sia nulla la clausola relativa agli interessi.

A conferma di tali conclusioni, il Tribunale giudicante, richiamato il recente orientamento della giurisprudenza di merito, evidenzia come la sanzione prevista dall’art. 125-bis co vi TUB in ordine all’inesatta indicazione dell’ISC nei contratti di credito al consumo non possa applicarsi anche alla diversa fattispecie del contratto di muto -come nel caso di specie-, di anticipazione bancaria e di altri finanziamenti (cfr. Tribunale Roma, 21/06/2017; Tribunale Bologna, 28/06/2016 n. 1722).

In quest’ultimo caso, potrà eventualmente configurarsi una violazione della normativa in tema di trasparenza e quindi venire in rilievo una violazione del criterio di buona fede nella predisposizione e nell’esecuzione del contratto, con diritto al risarcimento del danno (eventualmente precontrattuale, in quanto afferente agli obblighi informativi in capo all’intermediario) che parte ricorrente non ha  in alcun modo dimostrato.

La sentenza in commento, come la giurisprudenza di merito richiamata, evidenziano ancora una volta la pretestuosità, nonché infondatezza delle azioni giudiziarie intraprese negli ultimi anni da parte dei mutuatari sulla tematica, molto discussa, dell’ISC.

Tribunale di Roma, ordinanza del 11 luglio 2018 (leggi la sentenza)

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

Articolo pubblicato su Iusletter il 23 ottobre 2018

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