La sentenza in esame, ribadendo l’orientamento consolidatosi negli anni in dottrina e in giurisprudenza, ritiene che, in caso di fallimento del c.d. responsabile non debitore (nella specie terzo datore di pegno), il soggetto garantito non debba insinuarsi al passivo al fine di far accertare il proprio diritto di prelazione bensì meramente intervenire nella ripartizione dell’attivo.

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L’articolo pubblicato su IusLetter il 31 luglio

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